Il
sovraffollamento delle carceri ha procurato all’Italia richiami al rispetto dei
diritti umani. La necessità di una giustizia giusta.
“………E’ punita ogni violenza fisica e
morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà………” e
“………Le pene non possono consistere in
trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del
condannato………”
Così recitano gli articoli 13 e 27 della
nostra Costituzione; che fanno cadere la nostra attenzione sulla situazione
delle carceri italiane, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di
penoso sovraffollamento.
Ecco alcuni esempi:13, a Secondigliano
(NA) e all’Ucciardone (PA), in una cella che potrebbe ospitare solo 4 persone;
oppure illuminati dal neon anche di giorno perché alcune delle celle (come a
Savona) non hanno finestre.
Al 31 Ottobre scorso, i detenuti nelle 205
carceri italiane erano 56.773 contro una capienza “regolamentare” di 41.730,
cioè 15.043 in più, troppi per uno stato civile, troppi anche per essere aiutati
dalla solidarietà delle pubbliche istituzioni, che qualche soluzione la
dovrebbero trovare.
Ma, mentre per alcuni la soluzione sta in
un provvedimento di clemenza, c’è chi propone soltanto la costruzione di nuove
carceri, e chi propone misure alternative alla detenzione.
Proprio a riguardo di quest’ultimo caso si
mettono in evidenza leggi italiane ( come la legge Gozzini e Simeoni)
poi inapplicabili in buona parte, che invece influirebbero sicuramente sulla
risocializzazione e il reinserimento dei detenuti nella società ( come detta l’ Art.27), oltre che dare un
forte contributo positivo al problema indignitoso del sovraffollamento delle
carceri.
Ma i dati relativi agli istituti
previdenziali italiani diventano più significativi se si mettono a confronto
con quelli degli altri stati membri dell’Unione Europea (con riferimento
all’anno 2000).
La comparazione più significativa è quella
che riguarda il tasso di densità carceraria, ossia il rapporto tra presenza di detenuti e capienza degli istituti
di detenzione.
Da qui si ricava che purtroppo il nostro
paese si trova in una situazione pessima, perché il suo tasso di affollamento
carcerario è superato soltanto da Grecia, Ungheria, Romania.
Ma anche i Paesi con tassi di detenzione
molto più alti del nostro evitano il sovraffollamento carcerario, e dunque
evitano le gravi conseguenze che il sovraffollamento provoca in termini di
condizioni di vita dei detenuti.
I dati costituiscono un forte richiamo per
il nostro paese perché non è inverosimile che la nostra collocazione agli
ultimi posti possa determinare un intervento severo delle autorità europee.
Non si dimentichi che il sovraffollamento
eccessivo può tradursi in un trattamento inumano e degradante e, dunque, in una
violazione della Carta
dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea; Convenzione che
tutela i vari diritti, come il diritto alla vita, alla libertà e alla
sicurezza, all’integrità fisica e psichica della persona, la libertà di
espressione.
Inoltre è vietata qualsiasi forma di
tortura, di schiavitù e di lavoro forzato, e vieta soprattutto la pena di
morte.
Aspettando che finalmente si attuino queste
leggi, il carcere rimane non-luogo di riabilitazione.
Il carcere, risposta sbagliata ad altri
problemi: emarginazione, tossicodipendenza, immigrazione.
Il carcere, in cui il tempo è tempo
sospeso, sprecato, inutile.
Il carcere, necessario, ma mai davvero
giusto.
Roberta Galofaro VA ITCT “A.Rizza”
Siracusa