Il caso Enichem di Priolo: violazioni costituzionali e delle leggi in materia di salute e ambiente. Costi per la collettività e lo Stato.

 

 

19 Gennaio 2003- “ Arrestati dalla Guardia di Finanza di Siracusa i vertici dell’Enichem di Priolo, nell’ambito di un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti speciali. L’azienda non rispettava le leggi per lo smaltimento di rifiuti tossici in particolare il mercurio. Nessuna sorpresa da parte del WWF per l’azione della Magistratura in Sicilia. Quello di Priolo è stato uno dei primi siti inquinati che lo Stato ha individuato fin dal 1998 tra i 15 da bonificare, ma nel concreto non ha visto realizzarsi alcun intervento.

Le accuse mosse dai vertici dell’Enichem di Priolo nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Siracusa sullo smaltimento dei rifiuti speciali, se confermate dalle indagini rimanderebbero a fatti di una gravità inaudita tale da ricollegare il problema a “ incultura aziendale” e superficialità.”

 

Ciò che è accaduto in Sicilia dimostra quanta importanza ha il rafforzamento da parte dello Stato di leggi ambientali anche in senso punitivo  e repressivo per il benessere e la salute dei cittadini.

La nostra Costituzione regola le attività economiche curandosi che vengano svolte nel rispetto del benessere della collettività. L’articolo 41 infatti dice: “L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi un contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

Saranno i diretti responsabili a risarcire i danni provocati dall’inquinamento ambientale, stabilisce una direttiva europea.

Chiunque, infatti, sarà direttamente coinvolto o minacciato dall’inquinamento potrà rivolgersi alle autorità competenti  e saranno i singoli stati membri a verificare la natura e l’ammontare dei danni.

Attraverso le autorità sarà possibile far liquidare i costi di bonifica oppure effettuare gli interventi necessari per recuperare le spese sostenute.

Quindi acque europee più sicure! A questo si deve l’accelerazione data ai provvedimenti in materia di ambiente idrico.

Anche la Finanziaria 2003 affronta il problema, a mio parere in modo superficiale, introducendo disposizioni che di fatto trasformano i rifiuti industriali in rifiuti urbani, sottraendoli dai vincoli della normativa comunitaria.

Questo permetterebbe di smaltire fanghi tossici, rottami di ferro anche contaminati, acque avvelenate, scarti della lavorazione che contengono amianto e mercurio negli stessi luoghi di produzione e senza alcuna garanzia, in impianti che non utilizzano le migliori tecnologie esistenti per l’abbattimento delle sostanze inquinanti che paradossalmente potrebbero essere persino reimmessi arbitrariamente nei cicli di produzione. L’inquinamento ambientale, quindi, dal punto di vista economico costituisce un’esternalità negativa (attività di produzione o consumo svolta da un soggetto nel proprio interesse che provoca conseguenze dannose per la società) e quindi un fallimento del mercato i cui prezzi non tengono conto dei costi sociali prodotti dall’attività delle imprese. Sicuramente la presenza di una grande industria come l’Enichem nella zona di Siracusa ne ha facilitato lo sviluppo rispetto alle altre zone della Sicilia, ma i costi sociali che hanno arrecato danni talvolta irreparabili per l’ambiente possono essere compensati dal raggiungimento di certi interessi economici anche se notevoli? Possiamo rispondere con franchezza di no, L’ambiente rimarrà danneggiato e lo rimarrà perennemente!

 Così mentre l’Enichem è in chiusura transitoria per superare l’emergenza mettendo a punto nel più breve tempo possibile un piano che consente di proseguire le produzioni nel pieno rispetto delle normative ambientali , l’auspicio per il futuro è che tutto il mondo possa godere di salute e sicurezza ambientale.

 

Gerbaro Mazzone Marina